Alle donne afghane è impedito fare sport. E alle bambine in Italia è permesso a tutte?

In ogni luogo e in ogni epoca laddove vi è stato tumulto, vi è stata guerra, vi è stata instabilità politica a farne le spese sono sempre state le donne perché ogni vincitore, ebro della sua vittoria, ha ritenuto che prendersela con le donne fosse uno dei tanti modi per manifestare la propria virilità.

In questi giorni sui social impervia la polemica relativamente al volere unilaterale maschile talebano di impedire alle donne di praticare sport perché, a detta dei dotti  talebani, se una donna fa sport mostra il suo corpo e se mostra il suo corpo gli uomini che la vedono sono indotti in pensieri impuri.  

Questa immensa e immane assurdità non è prerogativa dei talebani ma degli uomini in generale e vagli a spiegare che se sono indotti in pensieri impuri non è colpa della donna ma di loro che ragionano a mono tema e mono tematiche ; il fatto che tu sia un animale primordiale che pensa solo a una cosa non è colpa della donna ma tua. Io se vedo un bel uomo non penso immediatamente di spogliarlo e di farlo mio ma ne ammiro la bellezza e passo oltre. 

Evidentemente il cervello femminile è meno primordiale di quello maschile. 

Ma vorrei fare una riflessione particolare e vedere il problema da una angolazione differente perché quando esce un problema sui social ci buttiamo tutti su quel problema come i gabbiani sui pesci nel mare del sud. 

Noi in Italia come stiamo messi?  

La nostra civiltà europea, così prodiga nel riempirsi la bocca di parità di genere salvo poi avere bisogno di quote rosa, proviene da millenni di oppressione perpetrata sulle spalle delle donne.

Non è vero?
Basta aprire un libro di storia.

Segregate in casa per secoli a far figli e ad andare a messa, schiacciate da anatemi ricordanti inenarrabili sofferenze fisiche e mentali in inferni costruiti dagli uomini, torturate e uccise su roghi in pubbliche piazze da uomini che non sapendo controllare le proprie pulsioni addossavano la colpa delle loro miserie a donne innocenti.

Migliaia di donne costrette a trascorrere la loro vita fra mura soffocanti di conventi angoscianti.
Ragazze di anche solo 12 o 14 costrette in matrimoni non voluti e ingabbiate in vite non richieste, spesso morte durante il primo parto quando il corpo non è ancora pronto a sopportare il peso del dolore.

Donne rinchiuse in manicomi perché accusate d'essere pensanti e sottoposte a torture fisiche e mentali da medici sadici.

Donne considerate proprietà di uomini che disponevano del loro corpo e della loro vita.

Tutto questo non millenni fa, ma pochi anni fa anche nella nostra tanto decantata Italia.

Fino agli anni 70 del secolo scorso un padre esercitava la piena potestà su figli e mogli, come un mandriano con le vacche.

Fino agli anni 80 esisteva il delitto d'onore e il matrimonio riparatore.

Divorzio, aborto, possibilità di decidere della propria vita era impossibile.

Una donna valeva meno di un uomo e ancora oggi si fa una fatica incredibile a pretendere non d'essere superiori ma almeno alla pari.

Se pretendi d'esser considerata al pari di un uomo ti becchi ancora della stronza ma tutti ora sono indignati perché i talebani impediscono alle donne di praticare sport.
Al di là di qualche politico nostrano ingenuo che riteneva di poter parlare con chi detiene verità religiose, a dimostrazione che quando a scuola c'erano le lezioni di storia europea fra guerre religiose e Inquisizione lui evidentemente era assente giustificato, resta l'innegabile fatto che dovremmo anche guardare a casa nostra ogni tanto.

Il nostro paese è pieno di persone che provengono da decine di paesi stranieri.
Queste persone fanno figli e figlie.

Girate per le associazioni di base.
Uscite dai vostri palazzi dorati fatti di privilegi e denaro e girate come noi mortali le periferie e le borgate.

Dove sono le figlie straniere d'Italia nelle età scolari a fare sport?
Il numero della partecipazione femminile è bassissimo. Dove sono? Perché non fanno sport?

Per cui, come diceva Manzoni " Non cercate lontano ciò che potete trovar vicino".

Il cuore piange per ogni sorella afghana che vive l'interno dei limiti umani ma piange anche per tutte le bambine che vivono nel nostro paese a cui è impedito fare sport.
Ma non si può dire.

Meglio indignarsi per ciò che è lontano che cercare di risolvere ciò che è vicino.

Lo so, è una riflessione forte ma ogni volta che giro in una manifestazione, in una gara, in un incontro mi guardo intorno e penso" Si ma le bambine straniere dove sono? ". 

Io ne vedo veramente pochissime.