IL CORRETTO USO DELLE PAROLE PUO' CREARE LA REALTA' INTORNO A NOI a cura della redazione di @consulentidellosportedelterzosettore

Un nuovo lavoro dell’Agenzia delle Entrate ma questa volta non vertente su norme, interpretazioni e sanzioni ma sul corretto uso della terminologia da usare nel caso in cui ci si interfacci con la disabilità.

Nel corso degli anni sono cambiati i termini con cui ci si approccia alle tematiche relative alla disabilità, dal vecchio e barbaro apostrofare le persone con il termine “ handicappato” fino al giorno d’oggi . Il lavoro dell’Agenzia delle Entrate nasce da una attenta sensibilità perchè come si dice " le parole possono creare un mondo migliore" .

Prestiamo attenzione alle parole che usiamo perchè possiamo con esse fare felici le persone o ferirle terribilmente.  

“Le parole sono contenitori. Dentro, c’è la vita. Ci sono le persone. Con la loro dignità. […] Oggi, sfruttiamo le parole, le usiamo fuori dal loro contesto, le carichiamo di violenza e, soprattutto, dimentichiamo che al centro di ogni comunicazione ci sono le persone, non le parole, che hanno un nome, una storia e, soprattutto, il diritto a essere rispettate

Franco Bomprezzi

 

Nella Prefazione a firma di  Giampiero Griffo, Coordinatore del Comitato tecnico‐scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità istituito dalla Legge 3 marzo 2009, n. 18, di ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD), componente del Consiglio Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International) e membro del board dell’European Disability forum.  viene indicato : “per millenni le persone con limitazioni funzionali sono state gravate di uno stigma sociale negativo che le considerava indesiderabili, malate, da nascondere o segregare in luoghi speciali, di cui avere pietà, insomma un peso sociale, al punto che Hitler intendeva sterminarle perché inquinavano la purezza della razza umana, prima di tutto ariana

 

Il salto di qualità è avvenuto nel 2006, quando l’approvazione da parte dell’Assemblea dell’ONU della CRPD dichiarava queste persone titolari di tutti i diritti umani e le libertà fondamentali al pari degli altri cittadini e riconosceva che le barriere, gli ostacoli e le discriminazioni a cui erano soggetti rappresentavano violazioni dei diritti umani. 

Ogni giorno usiamo le parole, ma non sempre siamo consapevoli del modo in cui lo facciamo e soprattutto di come può essere percepito quello che diciamo.

La parola è anche conoscenza, possibilità e accoglienza. In una società che aspira alla positiva convivenza delle differenze su un piano di pari dignità e opportunità, diventa importante l’impegno a comunicare meglio e a riappropriarci del senso delle parole, delle loro implicazioni, della loro “portata comunicativa”.

Non è quindi una casualità se le parole usate per parlare di disabilità sono in continua evoluzione perchè la società cambia e cambia con essa la nostra percezione a ciò che ci  circonda. Grandi passi sono stati fatti al riguardo e molti altri ci attendono ancora. 

Nel corso degli anni sono state usate differenti locuzioni:  diversamente abile, inabile, portatore di handicap o, ancora, handicappato, invalido.

Qual è, allora, il modo migliore per parlare di disabilità? 

Non esiste una risposta univoca e valida in tutte le circostanze, come sempre accade quando si trattano argomenti che toccano non soltanto questioni termino‐ logiche, ma anche  sensibilità individuali o collettive. 

Panorama Europeo: 

Gli atti emanati in ambito europeo utilizzano da tempo quasi esclusivamente l’espressione people/persons with disabilities, persone con disabilità . 

A volte le traduzioni ufficiali in lingua italiana più datate la sostituiscono con i disabili, o i portatori di handicap, diffondendo e rinforzando linguaggi ed espressioni oramai ritenute superate o improprie. Nella versione italiana, la direttiva n. 2000/78/CE del 27 novembre 2000, che sta‐ bilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, si legge: “combattere la discriminazione basata sull’handicap”, mentre il testo europeo parla di “combating discrimination on the grounds of disability” 20

In Italia:

La normativa italiana antecedente la legge n. 18 del 3 marzo 2009, che ha ratificato la Convenzione ONU, utilizzava varie terminologie (portatori di handicap, diversa‐ mente abili, persone handicappate), ancora oggi replicate nei testi di circolari ministeriali e in numerosi e pubblici documenti amministrativi, parole che molto spesso, nonostante le intenzioni, appaiono obsolete, se non persino sminuenti, offensive e lesive della dignità della persona 21. 

Per favorire l’inclusione e promuovere la tutela dei diritti delle persone con disabilità, si moltiplicano le istanze affinché, a partire dagli atti delle Amministrazioni Pubbliche, si utilizzi solo la locuzione persona con disabilità.

C'è differenza fra dire PERSONA CON DISABILITA' rispetto a PERSONA DISABILE. 

Persona con disabilità mette al primo posto la persona e solo successivamente la disabilità. 

Persona disabile  si riferisce invece all'identità rivendicata dal disabile , spogliata dai connotati negativi che la società le attribuisce, mostrandola con orgoglio .  

L'Agenzia delle Entrate, nel suo lavoro , continua con un decalogo di consigli : 

  1. Mai identificare una persona con la sua disabilità
  2. No al termine handicappato
  3. La disabilità non è una “patologia” La disabilità non è una malattia, bensì una condizione, che potrebbe essere mi‐ gliorata se mettessimo a disposizione della persona gli strumenti appropriati
  4. Rifuggiamo da un linguaggio compassionevole o pietistico
  5. Diversamente abile: facciamo attenzione si sottolinea l’attenzione sulla specialità della persona
  6. I normoabili non esistono.  È inaccettabile dividere le persone tra normoabili e disabili, come se ci fossero gruppi umani contrapposti o concorrenti
  7. Attenzione al termine invalido Il termine invalido significa letteralmente non‐valido. Nessuno deve essere bollato così per sue caratteristiche fisiche, sensoriali o intellettive
  8. Il linguaggio schietto o libero è apprezzato”
  9. Non diciamo più sordomuto Sordità e mutismo rappresentano insomma due condizioni separate e distinte, e l’una non include l’altra
  10. Le parole sono ponti oppure muri: spetta a noi scegliere quali usare.

Link per visionare il lavoro: 
https://www.osservatoriosporteterzosettore.it/documenti


a cura della redazione di @consulentidellosportedelterzosettore