IL MONDO DEL LAVORO E LO SPORT: brevi riflessioni su un futuro che appare incerto .

Il lavoro e lo sport : un connubio che pare essere sempre più difficile anche nell’ottica di una riforma che non parte e, seppur dovesse partire cosi come è , difficilmente potrà permettere alle realtà medio piccole e piccolissime di sopravvivere all’ondata d’urto di ritorno .

Da anni si troneggia da più parti che lo sport si regge sul volontariato.

Dalle medesime parti si dice però che i volontari devono essere formati, che non si può più improvvisare, che ci sono responsabilità di ogni tipo e addosso a questo esercito di volontari, senza i quali lo sport non andrebbe da nessuna parte, si sono sovrapposte nel corso degli anni responsabilità sempre più stringenti , civili, penali, amministrative.

Si chiede loro di formarsi, di aggiornarsi, di dedicare tempo salvo poi urlare allo scandalo se queste persone vogliono, giustamente si oserebbe dire, esser pagate.

Nello sport esiste un regime premiale da un punto di vista fiscale che permette agevolazioni in capo non solo ai collaboratori ma anche alle associazioni. Il sistema, sul quale si è retta gran parte della struttura sportiva italiana, è sottoposto da anni ad accertamenti e controlli e ora a una riforma che prevede che laddove un soggetto svolga questo di lavoro non ne possa più usufruire ma ne possano usufruire solo i reali volontari, che spesso si traduce, piaccia o non piaccia fare questa riflessione con il termine “ precari”.

SI, perché un tempo era credibile che i nostri genitori avessero un lavoro retribuito e sicuro e si potessero dedicare al volontariato sportivo con passione e determinazione. Oggi no, oggi è meno credibile, oggi il mondo sportivo spesso fa da ammortizzatore sociale a uno stato in difficoltà con gli ammortizzatori sociali stessi.

Il Presidente del Consiglio Italiano disse, durante il suo messaggio di insediamento, che ruolo centrale doveva avere il lavoro e le sue politiche attive . Sono anni che questo concetto viene espresso e anni che vi sono, oggettivamente dei problemi al punto che gestire oggi giorno il personale è diventato uno dei lavori più usuranti, stancanti e stressanti dell’ultimo periodo.

Cosa si sta facendo di fattivo, di concreto e di tangibile come politica del lavoro e soprattutto politica del lavoro in ambito sportivo ?

Da più parti si è osannata la scelta del blocco dei licenziamenti. Ottimo provvedimento per evitare che milioni di famiglie patissero la fame, ma poi?

Da più parti si è osannata la scelta degli ammortizzatori sociali. Ottimo provvedimento per evitare che milioni di famiglie  patissero la fame , ma poi?

E nel mondo dello sport?

Sono stati erogati, più o meno, contributi sotto forma di indennità a centinaia di istruttori . Ottimo, per evitare che milioni di famiglie soffrissero la fame, ma poi?

E’ come si mancasse un quadro generale di intervento, come se si tamponasse ogni volta il tubo dell’acqua che perde con dei panni di cotone . Per un po’ il tubo regge ma poi l’acqua continua a uscire.

Quali sono le reali politiche del lavoro nel nostro paese , con particolare riferimento al mondo sportivo, dopo che questa benedetta pandemia giungerà al termine?

Considerare tutti gli istruttori formati suscettibili di lavoro dipendente? Il sistema non reggerebbe. In Italia il costo accessorio del lavoro, differente dal netto che un soggetto percepisce, è troppo alto per permettere che le piccole e piccolissime realtà possano sopravvivere al colpo. Cosa si è programmato di fare per garantire il lavoro ai laureati in scienze motorie? Aumentare i costi in capo alle associazioni?

Anche chi non ha mai fatto studi di alta economia si rende conto che qualcosa non torna e che difficilmente il sistema potrebbe reggere.

Nel mondo sportivo non esistono , per questo tipo di istruttori a tutt’oggi, ammortizzatori sociali di nessun tipo ma neppure gli ammortizzatori sociali sono di per sé una soluzione a lungo termine.

Un tempo gli ammortizzatori sociali servivano per , cosi ci hanno insegnato, permettere a una realtà di riorganizzarsi, di ristrutturarsi, di riconvertire la propria attività; ora servono per tamponare il presente senza possibilità di costruire il futuro con le nuove cause di ricorso agli ammortizzatori stessi.

Giustissimo guardare al presente,  ma dopo?

Cosa succederà quando finiranno gli ammortizzatori sociali, quando il blocco dei licenziamenti terminerà perché non può certo continuare ad imperitura memoria e nel mondo sportivo cosa succederà quando le associazioni già provate da mesi di chiusura, mesi di restrizioni e aiuti mai giunti, si sentirà dire che per continuare dovrà inquadrare i collaboratori come dipendenti?

 Leggendo le notizie o analizzando il contenuto dei testi di riforma pare quasi che vi sia una volontà di non considerare più gli ammortizzatori sociali come strumento per accompagnare le aziende sane alla rinascita ma più un tentativo di garantire stipendi ai dipendenti, scelta sacrosanta, ma il problema è che tutto questo ha una durata e terminata quella durata se mancano politiche attive del lavoro i problemi prima o poi vengono a galla.

Nonostante da anni ci occupiamo di sport, nonostante da anni viviamo nello sport e con lo sport, non riusciamo a intravvedere quale sia la politica attiva del lavoro nell’ambito sportivo nel nostro paese.

E’ stata fatta una consultazione governativa per trovare soluzioni al problema.

Speriamo di vedere reamente qualcosa di concreto che vada oltre il : inquadrate i dipendenti e pagate i contributi .