LA NATURA PUBBLICA O PRIVATA DELLE FEDERAZIONI: riflessioni su una problematica sempre aperta

LE FEDERAZIONI: ORGANISMI DI DIRITTO PUBBLICO O PRIVATO?


Il Consiglio di Stato, Sez. V, con sentenza n. 5348 ha stabilito che la Federazione Italiana Giuoco Calcio non è riconducibile al novero degli organismi di diritto pubblico, ai sensi dell’art. 3, lett. d), del d.lgs. n. 50/2016 e dell’art. 2, comma 1, p.to 4 della Direttiva UE n. 24/2014 e non è soggetta alle regole dell’evidenza pubblica.

Se a prima vista può sembrare argomento non di interesse relativo alla base del mondo sportivo italiano, cosi non è e una analisi deve essere operata per comprendere appieno la portata di tale sentenza.

L’ordinamento sportivo italiano ha la facoltà di emanare norme di rango regolamentare nella indicazione della importanza che lo sport riveste nel tessuto sociale italiano , pur non essendoci una esplicita menzione della parola “ sport “ nella Costituzione italiana, seppur con una riconduzione dello stesso al diritto costituzionale sancito nell’articolo 2 della Carta, in tema di diritto inviolabile a potere esprimere la propria personalità sia come singolo sia nelle formazioni sociali, e nell’articolo 18 in tema di libertà di associazione a cui ricondurre l’associativismo sportivo.

La sentenza del Consiglio di Stato sopraindicata entra a pieno titolo in una discussione dottrinale che si è protratta nel corso degli anni circa la natura pubblica  ovvero privata degli organismi sporti.

Il Coni riveste natura pubblica in virtù della Legge n. 426 del 1942 , della Legge 70 del 1975 che lo inserisce negli enti pubblici parastatali, e del Decreto Legislativo 242 del 1999 Cd decreto Melandri con l’esplicito riconoscimento della natura pubblica dell’ente mentre il problema resta , o restava fino a questa sentenza, per le Federazioni sportive la cui controversa natura giuridica iniziò già nel 1942 con la legge 426 considerata la “ connessione” con il Coni che permetteva loro di vedersi riconosciuti organismi di diritto pubblico fra le obiezioni di chi invece sosteneva la natura privata delle stesse in quando associazioni spontanee e tra l’altro già in alcuni casi esistenti prima del 1942.

Quindi natura privata o natura pubblica delle Federazioni oppure coesistenti nelle stesse entrambe le nature?

Questa natura “ ibrida “ ha dato luogo a discussioni dottrinali anche partendo dall’assunto secondo il quale non vi è nell’ordinamento una nozione di Pubblica Amministrazione e la nozione della stessa può essere ricondotta a due accezioni differenti: oggettiva, perché svolgente attività diretta alla cura degli interessi pubblici, e soggettiva perché composta da una struttura che nel suo insieme permette lo svolgimento delle funzioni pubbliche.

Le Federazioni sono persone giuridiche che non presentano i criteri identificativi originari degli enti pubblici   per cui si pone la differenza fra la qualificazione giuridica pubblica e il carattere intrinsecamente pubblico delle loro funzioni , rientrando in tal modo nel perimetro grazie al quale viene prediletto il carattere funzionale delle stesse e questa natura ibrida è stata oggetto anche di interventi del Consigli di Stato che ha investito la Corte Europea di due questioni pregiudiziali sulla interpretazioni di una direttiva europea ( 2014/24/E).

La prima se la qualifica di organismo di diritto pubblico possa essere applicato ad entità che esercitano attività di interesse pubblico ma hanno natura di diritto privato con la Corte che ha rilevato che l’attività di interesse generale costituita dallo sport in Italia viene realizzata dalle Federazioni che sono interviste di compiti a carattere pubblico .

La seconda circa la possibilità di comprendere se una Federazione possa essere considerata subordinata alla attività di controllo della autorità pubblica come il Coni, con risposta negativa da parte della Corte perché il potere di controllo e vigilanza esercitato dal Coni non si estende sulla gestione autonoma delle Federazioni rimettendo in tal modo nelle mani del giudice nazionale la valutazione la questione e confermando , semmai ce ne fosse bisogno, la natura ibrida delle Federazioni nel nostro ordinamento.

E qui interviene la sentenza del Consiglio di Stato Sez. V che con sentenza n. 5348 ha stabilito che la Federazione Italiana Giuoco Calcio non è riconducibile al novero degli organismi di diritto pubblico, ai sensi dell’art. 3, lett. d), del d.lgs. n. 50/2016 e dell’art. 2, comma 1, p.to 4 della Direttiva UE n. 24/2014 e non è soggetta alle regole dell’evidenza pubblica.

Le motivazioni addotte riguardano la circostanza secondo la quale i poteri di direzione e controllo del Coni nei confronti della Federazione non sono tali da imporre ad essa regole dettagliate e pervasive perché il Coni può si esercitare un controllo sulla gestione ma giammai intervenire sulle decisioni di questa in tema di appalti pubblici.

L’attribuzione al CONI del potere di approvare i bilanci consuntivi e quelli di previsione annuali delle Federazioni è una forma di controllo indiretto e limitato al rispetto dei vincoli di destinazione apposti alla contribuzione pubblica .

Non emergono, secondo la Corte, elementi tali grazie ai quali potere desumere che per l’esercizio dei poteri di direzione e controllo del Coni facciano inquadrare la stessa come organismo di diritto pubblico e deve per tanto accogliersi il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo eccepito dalla Figc in favore del giudice civile.


La versione podcast sonora può essere ascoltata nella sezione abbonamenti di www.consulentidellosport.info con le integrazioni a cura dell'avvocato Paolo Rendina


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