Quando essere donna nello sport significa lottare per avere ciò che dovrebbe essere naturale avere

Quando essere donna significa avere degli ostacoli da superare che un uomo per i bizzarri andamenti della vita non ha.

L'oggetto della riflessione oggi è il calcio, sport bellissimo che appassiona tantissimi in tutto il mondo; sport universalmente riconosciuto è spesso il perno di discussioni accese su tematiche di vario genere ed è il termometro del sentimento sociale di una epoca rispetto a una altra.

Oggi lo è su un aspetto legato alla parità di genere, concetto che dovrebbe essere naturale e intrinseco in ogni animo umano in un ragionamento logico e pragmatico che si scontra invece con la illogicità dell'animo umano .  

Le donne hanno sempre potuto giocare a calcio?
Giammai.... una donna che corre dietro a un pallone in passato era considerato quanto di più eretico si potesse immaginare : non dignitoso, non elegante, non formale.

Le cose sono cambiate nel corso degli ultimi 100 anni e lo sono al punto che dall'Inghilterra, paese culturalmente più avanzato rispetto al nostro riguardo alla parità di genere , una donna è diventata   Presidente Federale della Federcalcio Inglese Madame Debbie Hewitt, prima donna in 157 anni di storia della Federazione a ricoprire questo ruolo .

Una vittoria verso i pregiudizi di chi vorrebbe le donne sempre un passo indietro a un uomo ma solo un piccolo tassello verso quella parità di cui tutti si riempiono la bocca ma che ancora è in là dal divenire ( se non ci credete provate ad essere l'unica donna a tavoli di lavoro pressoché tutti maschili poi convincetemi del contrario).

In Inghilterra ci furono problemi dopo che il precedente Presidente, che poi ha avuto la decenza di dimettersi , ha avuto parole non proprio edificanti sulla parità di genere. ( gli inglesi quando dicono frasi inopportune si dimettono, gli italiani ci ridono sopra e dicono " ma si ha detto che le donne sono inferiori cosa vuoi che sia").

Ora c'è lei, prima donna in assoluto ai vertici di una delle più importanti Federazioni, seppur in attesa della conferma del Consiglio convocato per il 22 luglio e il ricordo va a chi ha lottato per avere questo: tutte le donne che non si sono arrese e volevano giocare semplicemente a calcio .

Le Signore del Kerr.
Inghilterra durante la Prima Guerra mondiale.
Gli uomini sono al fronte a combattere in quelle stupide guerre che ciclicamente gli uomini fanno scoppiare salvo poi piangere di averlo fatto.
A casa restano le donne e qualcuno in fabbrica ci deve andare per mandare avanti il paese.
In una di quelle fabbriche, la Dick Kerr, una di loro durante una pausa lancia un pallone, le altre la seguono, iniziano a giocare e alla fine scoprono di essere brave a farlo al punto da arrivare a sfidare una squadra francese.

Tutto molto bello fino alla discesa in campo dei soliti noiosi uomini continentali che pensano di aver supremazia sul resto del creato ( siano esse donne, uomini di differenti etnie o religione): le donne non possono giocare a calcio, non è dignitoso ed è posto divieto agli uomini di confrontarsi con loro.

Le Signore del Kerr non ci stanno e giocano 67 partite su 121 inviti ricevuti.

Giocano , corrono , si divertono in barba ai dettami dettati da ottusi uomini maschilisti fino al 5 dicembre 1921 quando la Federazione Inglese tira fuori dal cilindro un comunicato degno solo di biasimo:

“A causa dei reclami fatti a proposito del calcio femminile, il Consiglio si sente costretto ad esprimere il suo parere, ritenendo il calcio inadatto alle donne e per questo motivo non deve esserne incoraggiata la pratica. Il Consiglio richiede, quindi, alle squadre appartenenti all’Associazione di non far disputare tali incontri sui loro campi di gioco”.

Che pensiero illuminato e paritario vero?
Chissà il volto felice degli oppositori alla novità gongolare felici davanti a un the fumando i loro sigari nei salotti della Londra bene: " si, abbiamo impedito la modernità! le donne devono stare a casa a fare figli! sgualdrine che dimenticano che il loro posto è il focolare"!

Mi sembra persino di sentire le loro frasi se socchiudo gli occhi e penso alla scena.

Oggi finalmente i loro pronipoti hanno una donna al comando e non ci resta che farle i migliori auguri per un ottimo lavoro.

Perchè non è importante tu sia uomo o donna: l'importante è la competenza ( frase scontata che però fatica ancora ad entrare nella testa di molti di noi).

E noi , nel BelPaese come siamo messi a storia del calcio femminile?
In ritardo rispetto all'Inghilterra ( come molte altre cose) , in Italia le donne iniziarono a giocare a calcio nel 1930 a Milano, perlomeno indossando abbigliamento comodo contro i corsetti e le gonne lunghe del Nord ( la sola idea di giocare a calcio con un corsetto stretto su seno e fianchi fa tremare le gambe) .

Il movimento si sviluppò negli anni successivi : primo scudetto vinto dal Genoa ( come per quello maschile in uno strano disegno del destino), oggi il movimento è sempre più forte e miete risultati incredibili .

Un ruolo importante nel movimento l'ha avuto Natalina Ceraso Levati , prima presidente della Divisione Calcio Femminile nel 1997 che restò in carica 3 mandati.

Dal sito della Federazione alcuni numeri : https://www.figc.it/it/femminile/la-divisione/il-calcio-femminile-in-italia/

Quindi oggi , giugno 2021, siamo sorpresi e felici che una donna raggiunga livelli altissimi nello sport e la riflessione non porta che verso una direzione: ne abbiamo ancora di strada da fare se gioiamo di ciò che dovrebbe essere naturale.

A cura della redazione @consulentidellosportedelterzosettore